Fiori di Bach

Chi era Edward Bach?

A mio parere, i Fiori di Bach non si possono apprezzare fino in fondo se prima non ci si avvicina a chi li ha scoperti.
Solo una profonda conoscenza della sua vita e delle sue esperienze ci può aiutare a comprendere chi era, veramente, il Dottor Edward Bach:

                       
   nasce nel 1886 a Moseley, un paesino a cinque chilometri da Birmingham, in Inghilterra da una famiglia della piccola borghesia.
Primogenito di tre figli è un bambino gracile e solo grazie alle cure d
ella sua famiglia riesce a superare primi anni di vita.
Molto sensibile, intuitivo e pieno di vita, da giovane è solito trascorrere le sue vacanze andando di villaggio in villaggio, attraversando montagne e dormendo all'aperto, lieto di essere in compagnia della natura, che tanto ama.
Ha una personalità indipendente e positiva.
E' dotato di un buon senso dell'umorismo, ma diventa anche silenzioso e meditabondo per vagare in solitudine per la campagna, oppure rimanere seduto per ore ad ammirare la meraviglia di un bosco.
Già da bambino una delle sue caratteristiche più importanti è la compassione e l’enorme capacità di immedesimarsi nelle sofferenze altrui.
A sedici anni, terminata la scuola, per non essere di
peso ai suoi genitori, inizia a lavorare presso la fonderia del padre come operaio metallurgico.

Nonostante non ami lavorare al chiuso e con orari regolari, sceglie di operare nei reparti per vivere a stretto contatto con i lavoratori ed i relativi problemi legati alla malattia.
Fin da ragazzo egli è profondamente toccato dalla sofferenza di ogni essere umano (o di qualsiasi creatura vivente) ed è proprio in questo periodo che, seguendo la sua natura sensibile ed intuitiva, capisce che la sua vocazione è quella di diventare medico.
Espone al padre il suo progetto, ottenendo la sua ampia approvazione e sostegno anche economico.
Nel 1913 si laurea in medicina e lavora come chirurgo al pronto soccorso dell'Ospedale Universitario di Londra.
Trascorre poco tempo sui libri, preferendo osservare i pazienti per le corsie dell'ospedale. La sua profonda sensibilità gli suggerisce che, purtroppo, la medicina moderna ha in qualche modo fallito e che solo raramente la chirurgia è in grado di apportare benefici che non siano temporanei.
A suo parere, i medici commettono l’errore di dedicare poco tempo allo studio dei malati, concentrandosi eccessivamente sul lato fisico della malattia e dimenticando che gli individui non sono costruiti in serie secondo un modello prestabilito.
Secondo lui, questo modo di operare porta a trascurare i sintomi più significativi e importanti della malattia.
Rattristandosi per non essere ancora riuscito a trovare una soluzione a questo dilemma, orienta tutti i suoi sforzi allo studio dell’immunologia, in particolare sulla tossiemia intestinale, specializzandosi ed ottenendo l’incarico di responsabile medico.
Scopre in breve tempo che alcuni batteri intestinali, fino ad allora poco considerati, sono strettamente collegati alle malattie croniche.
Sintetizza quindi alcuni vaccini ottenendo risultati che vanno al di là di ogni aspettativa. Questa nuova tecnica lo aiuta a sconfiggere definitivamente problemi come influenze, artriti croniche, reumatismi e mal di testa.

Lo stato generale dei pazienti migliora al punto che essi riferiscono di non essersi mai sentiti meglio.
Successivamente diventa responsabile del reparto di chirurgia d'urgenza al National Temperance Hospital ed apre uno studio privato ad Harley Street.
Lavora instancabilmente e la sua determinazione lo sostiene, ma dopo pochi mesi sviene sul tavolo del laboratorio ed è costretto a lasciare l'incarico.
I suoi gravi problemi di salute raggiungono il culmine nel giugno del 1917, quando a causa di una profonda emorragia, ricoverato ed operato d'urgenza, gli viene diagnosticato un tumore alla milza che, secondo i medici, non gli avrebbe lasciato più di tre mesi di vita.
Sapere che il tempo a sua disposizione è limitato fa sì che, ancora debole e provato, ritorni nei laboraori dell'ospedale spronfondando nel suo lavoro per cercare di ultimarlo, tanto che, quella che rimane perennemente accesa nel sua laboratorio, viene definita "la luce che non si spegne mai".
Col passare
delle settimane, si sente più forte e allo scadere dei tre mesi scopre di stare molto meglio che in passato.
Questa esperienza lo induce a riflettere sul motivo della sua
guarigione.
Giunge così alla conclusione che:
"un interesse totale, un grande amore, una finalità precisa sono fattori decisivi per la felicità dell'uomo sulla terra", dunque per la sua salute.
Nel 1920 il suo lavoro sulla tossiemia intestinale, riconosciuto e pubblicato sui giornali medici e negli annali della società reale di medicina lo rende famoso e, in quegli anni, accetta il posto di batteriologo all'ospedale omeopatico di Londra.
Qui legge l’”Organon” del fondatore dell'Omeopatia Samuel Hahnemann e si rende conto che, seppur giungendovi per strade diverse, i punti in comune fra le sue osservazioni e quelle di Hahnemann sono molteplici.

Il punto d’incontro tra Edward Bach e Samuel Hahnemann è:

"Curare il malato e non la malattia"

Dal 1930 in poi, per il medico di origine Gallese comincia una continua "escalation" di successi, tanto che rinuncia ai suoi incarichi nella salute pubblica per dedicarsi a tempo pieno alla sintesi dei suoi vaccini orali, chiamati "I sette nosodi di Bach" (il nosode sta a metà strada tra il vaccino e il rimedio omeopatico).
I nosodi del Dottor Bach, che risultano sempre più soddisfacenti nella cura delle malattie croniche, sono acclamati entusiasticamente e largamente utilizzati da medici omeopati e tradizionali non solo nel Regno Unito, ma anche in Germania e negli Stati Uniti. Scritti e conferenze ne ampliano la fama tanto da essere considerato il "secondo
Hahnemann".
In seguito si dedica allo studio
di piante ed erbe, con le quali spera di sostituire “I sette nosodi”.
Dopo diversi fallimenti, una sera trova finalmente la risposta ai suoi interrogativi.
Ospite ad un ricevimento dove non si diverte affatto, si sforza di far trascorrere il tempo osservando attentamente gli invitati.
Studia come mangiano, come sorridono, come gesticolano come si muovono, l’espressione del viso e il tono della loro voce.
Nota che la somiglianza tra alcune persone è così forte da poter essere scambiati per parenti, pur non avendo alcun rapporto di parentela.
Verso la fine della cena ha individuato un certo numero di tipologie.
Improvvisamente un pensiero lo illumina: “l’umanità è composta da un preciso numero di gruppi tipologici” e, in quella grande sala, ogni individuo rientrava in una delle tipologie da lui identificate.
Deduce che non tutti gli individui appartenenti a un determinato gruppo soffriranno della stessa malattia, ma che ognuno reagirà in modo simile
(o abbastanza simile) a qualsiasi tipo di malattia.
Si tratta in definitiva, secondo Bach, del perfezionamento del principio di Hahnemann e si avvicina al suo concetto di terapia più di qualsiasi altro metodo applicato fino ad allora.

Un giorno, verso la fine di settembre di quello stesso anno, Bach reagisce all'impulso di recarsi nel Galles.
Ne torna ripagato dalla scoperta di due piante: Impatiens e Mimulus.
Le porta a Londra e le prepara con lo stesso metodo utilizzato per i vaccini orali, iniziando anche a sperimentare Clematis.
Scopre così i primi 3 dei 38 rimedi che avrebbero costituto il suo metodo terapeutico.
Sebbene non avesse ancora un'idea precisa di come si sarebbe sviluppata, comprende di essere prossimo a scoprire una medicina completamente nuova.
Nella primavera del 1930, all'età di 43 anni, Edward Bach si accinge così ad iniziare la sua nuova attività con un'impostazione completamente diversa.
Una mattina di maggio, dopo aver ceduto il suo laboratorio, bruciato gli scritti e le pubblicazioni e gettato via il contenuto dei flaconi dei vaccini, lascia Londra.
Sembra un giovincello ai primi amori, tanta è l'emozione collegata al poter finalmente partire, tornare in Galles e riunirsi alla natura.
Giuntovi, egli si rende conto di aver preso con sé una valigia piena di scarpe anzichè di strumenti di medicina. In effetti, saranno le scarpe a diventare i principali strumenti del suo lavoro poichè, da allora e fino alla fine dei suoi giorni, egli andrà a spasso per i boschi e la campagna a cercare i preziosi fiori.

Da quando lascia Londra fino alla sua morte, Bach non pretende più nessun pagamento per i suoi consigli e le sue prestazioni, nè dai ricchi nè dai poveri, ma vive grazie alle donazioni dei suoi pazienti.

Tra il 1934 e 1935 lascia definitivamente Cromer, il villaggio di pescatori in cui aveva vissuto e si stabilisce nel villaggio di Sotwell, in una piccola casa chiamata Mount Vernon, che diventerà il suo quartiere generale oggi sede del Bach Centre, dove si accorge che la sua ricerca è lungi dall'essere conclusa. Nel marzo 1935 scopre infatti il primo rimedio della nuova serie: Cherry Plum.
Nell'arco di pochi mesi, scopre tutti i restanti 19 fiori che compongono il sistema floreale ed inizia a scrivere "I dodici guaritori e altri rimedi", che espone il 24 settembre 1936, giorno del suo cinquantesimo compleanno.
Dall'unione di 3 rimedi, nasce il famoso Rescue Remedy, che verrà poi perfezionato nella formula che tutti conosciamo, comprendente 5 fiori.
La sensibilità di Bach è ormai talmente elevata che percepisce il rimedio accusando prima il dolore fisico nel suo proprio corpo.
Questo, per lui, è un periodo molto gravoso proprio per le intense crisi di cui soffre.
Verso la fine di ottobre, le forze cominciano ad abbandonarlo.
Come se avesse intuito che il suo compito qui sulla terra è quasi terminato, istruisce i suoi tre collaboratori in modo che, dopo la sua dipartita, possano proseguire il lavoro di prescrizione e conferenze secondo la sua volontà.
La sera del 27 novembre 1936, Edward Bach si addormenta per non
svegliarsi più.



La Biografia qui riportata è tratta da:
Nora Weeks - La vita e le scoperte di Edward Bach - Ed. Guna
 


 

Scrivi un nuovo commento: (Clicca qui)

123homepage.it
Caratteri rimanenti: 160
OK Sta inviando...

lorenzo di rosa | Risposta 16.07.2012 20.01

mamma!

Vedi tutti i commenti

Commenti più recenti

29.01 | 23:26

complimenti, dopo tanto impegno, ce l'hai fatta a portare avanti il tuo lavoro molto interessante! in bocca al lupo per tutto, un abbraccio forte Antonietta.

...
24.01 | 11:00

Grazie, cognatina.
Mi raccomando, continua a leggermi e a farmi sentire la tua vicinanza.
Per me è molto importante!
A presto e un abbraccione.
Tilly

...
24.01 | 10:58

Cara Filo,
ti ringrazio di cuore per il tuo scritto. Hai compreso fino in fondo il mio sentire.
Grazie ancora e a rileggerci su queste pagine.
Un bacio, Tilly

...
24.01 | 10:44

Cara Antonella,
Esiste un "protocollo" che indicherebbe le dosi "standard" in 4 gocce per 4 volte al giorno x almeno 15gg. ma è bene occorre personalizzare.

...
A te piace questa pagina